Il titolo originale è Alice’s Adventures in Wonderland, pubblicato nel 1865 dal matematico e reverendo Charles Lutwidge Dodgson, conosciuto come Lewis Carroll. Aldo Busi nell’introduzione alla sua traduzione del testo scrive: “E dunque che cosa sarà Alice se non un libro per adulti stufi di crescere per niente? Sarà il loro hula hoop che accerchia l’emozione dell’infanzia, la quale, come per quasi tutte le cose, la si possiede appieno quando è definitivamente perduta e diventa una vera esperienza quando si finisce per cominciare a immaginarsela. […] Questo è il libro che ci riconcilia con la disgrazia più irrimediabile della vita: non essere mai adulti e poi, improvvisamente, non essere più bambini”. Le avventure di Alice in fondo non sono altro che il risultato di un sogno all’ombra di un albero e nei sogni tutto è possibile: il paradosso, l’assurdo e il non-senso. Ed è interessante e, alquanto bizzarro, pensare che il libro sia stato scritto proprio da un matematico che ha così creato un mondo dove le consuete regole della realtà sono stravolte. Il viaggio della curiosa Alice inizia inseguendo un bianco coniglio che dal taschino del panciotto estrae un orologio, borbottando di essere in ritardo. Rincorrendolo, s’infilerà dentro la sua tana che improvvisamente si trasformerà in un pozzo, scivolando lentamente verso il centro della terra. Continua a leggere »
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Celebre romanzo per ragazzi di Frank Baum il cui titolo originale è “The wonderful wizard of Oz“, pubblicato per la prima volta nel 1900. La trama inizia con l’arrivo di un potente ciclone che solleva la casa della piccola Dorothy, che vive nel Kansas assieme agli zii e al suo inseparabile cagnolino Toto. Il ciclone porterà via con sè la casa, dove all’interno si trovano Dorothy e Toto e, nell’atterraggio sulla Terra dei Ghiottoni, schiacceranno la cattiva Strega dell’Est. Il viaggio di Dorothy inizia proprio da lì: incontrerà la Strega Buona del Nord che le donerà le magiche scarpette argentate della defunta Strega Cattiva. Dorothy, disperata, chiederà il modo per tornare dagli zii nel Kansas e la buona strega le spiegherà che dovrà recarsi dal potente Mago di Oz, nella città di Smeraldo, e che per farlo dovrà seguire la strada di mattoni gialli. Dorothy si incammina così con il suo Toto e, strada facendo, incontrerà diversi personaggi, ognuno alla ricerca di qualcosa. Il primo bizzarro personaggio che incontrerà sarà lo Spaventapasseri, alla ricerca di un cervello per pensare, poi l’Uomo di Latta che desidera un cuore per amare e, infine, il Leone Codardo, speranzoso di trovare un po’ di coraggio. Ecco allora che lo Spaventapasseri, l’Uomo di Latta e il Leone Codardo si uniranno al viaggio di Dorothy e Toto nella speranza che il Mago di Oz possa esaudire tutti i loro desideri. Continua a leggere »
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“Il silenzio costituisce l’autentica conversazione tra amici. Quello che conta non è il dire, ma il non aver mai bisogno di dire” (Margaret Lee Runbeck).
Mi piace iniziare a parlare di questo film di Patrice Leconte del 2006 evocando qualche parola sull’amicizia: il regista infatti ne dedica un’intera opera.
Il protagonista, François, è un mercante d’arte che partecipando ad un’asta, colto da un impulso irrefrenabile, acquista, ad un prezzo spropositato, un antico vaso greco, la cui leggenda vuole che sia stato riempito dalle lacrime del suo proprietario, colto dal lutto di un caro amico. Il vaso raffigura l’amicizia tra Achille e Patroclo proposta nell’Iliade di Omero: due anime diverse, ma legate da un profondo sentimento. Sin dalle prime battute si comprede come questo prezioso oggetto non meriti di essere acquistato proprio da François, uomo di successo, sempre di corsa e incapace di sostare e dedicare del tempo all’amicizia. Eppure lì, in quell’asta pubblica, senza alcuna ragione apparente, sembra irrompere un desiderio, una forza che lo costringe a rialzare sempre di più il prezzo del vaso, quasi a non potersi permettere di lasciarselo sfuggire. Quel vaso, quella leggenda, quella storia sembrano toccarlo profondamente, ma senza riuscire a darsene una spiegazione, anche se ciò preannuncia il seguito del film e il destino di François. Continua a leggere »
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“Una vedova dovrebbe soffrire a lungo fino alla morte, contegnosa e casta.
Una moglie virtuosa che rimane casta quando suo marito è morto, va in Cielo.
Una donna infedele al proprio marito rinasce nel ventre di uno sciacallo”.
-Sacri Testi Hindi-
Water (2005), film della regista indiana, trasferitasi in Canada, Deepa Mehta è l’ultimo di una trilogia dedicata agli elementi primari della vita (Fire del 1997 e Earth del 1998).
Siamo all’interno si un ashram nell’India del 1938, quando il paese è ancora sotto il controllo della Gran Bretagna, dove vivono le donne rimaste vedove che, secondo la tradizione, sono costrette a stare in penitenza, poiché ritenute responsabili della morte del marito.
Protagonista è Chuyla, una piccola vedova di otto anni, lasciata dal padre nell’ashram. La bimba scalpita, urla, convinta che la madre un giorno verrà a riprenderla. La sua energia, il suo non comprendere queste assurde tradizioni e la sua ingenuità porteranno scompiglio nell’ashram, cambiando il destino di alcune di queste donne. Continua a leggere »
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