Il Taj Mahal e l’amore perduto
La città su cui si erige questo spettacolare edificio è Agra, nell’India settentrionale. E’ stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO nel 1983 e rientra tra le sette meraviglie del mondo moderno.
Qualcuno, riferendosi al Taj Mahal, lo definisce la passione trasformata in pietre viventi. La sua storia è, infatti, intrisa di leggenda e realtà, tanto da diventar difficile distinguere la fantasia dai fatti realmente accaduti. La sua nascita è legato ad una tragedia amorosa: venne commissionato dall’imperatore moghul Shan Jahan e per costruirlo ci vollero quasi 25 anni di lavoro, dal 1631 al 1653. Questo mausoleo venne dedicato all’amata moglie, che la morte portò con sé partorendo il quattordicesimo figlio. Era descritta come una donna di straordinaria bellezza, semplice e saggia. Addirittura la luna compariva con pudore di fronte a cotanta bellezza. La compagna, Mumtaz Mahal, in punto di morte, chiese al marito di far erigere un monumento simbolo del loro amore e di non sposare più alcuna donna. Il sovrano affidò il lavoro ad un celebre architetto, uccidendone la compagna, affinchè comprendesse il cordoglio che lui stesso viveva e potesse, così, creare un’opera che meglio rappresentasse l’amore per la donna perduta. Ma la crudeltà del sovrano non si fermò lì: la leggenda narra che, quando il Taj Mahal venne completato, ordinò di tagliare le mani a tutti i lavoratori che contribuirono a costruire il monumento, affinchè non potessero ripeterlo. Il destino si scagliò ancora una volta contro quest’uomo accecato dal dolore: alla fine dei lavori il padre venne spodestato dal figlio che lo imprigionò nel Forte Rosso. Per otto lunghi anni il vecchio poté, almeno, contemplare dalla finestra la mirabile opera, dove riposava la moglie.
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