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A tutti i somari e ai professori che li incontrano | la testa e la stanza
 L'uomo che non perde la testa, non ha una testa da perdere.


 

A tutti i somari e ai professori che li incontrano

2 Giugno 2011

Le parole del titolo prendono spunto dal libro “Diario di scuola” (2007, edizione Feltrinelli) dello scrittore francese Daniel Pennac, pseudonimo di Daniel Pennacchioni, nato il 1° dicembre 1944 a Casablanca.
E’ una descrizione pungente della psicologia del somaro. Chi, infatti, più di un ex somaro, come lo è stato lo scrittore, riuscirebbe a delinearne un profilo così accurato?
Daniel Pennac, professore di francese in pensione e famoso scrittore, era un somaro esemplare a scuola: un inetto per i compiti non fatti e lezioni non studiate. Si sentiva un perseguitato dalla scuola, impegnato a non desistere di fronte a quel “mostro scolastico”, foriero di tanta vergogna e di una profonda solitudine.
La madre lo considerava uno spacciato e, sino alla fine, stentò a credere che proprio suo figlio, il somaro, fosse riuscito ad ottenere un ruolo dietro ad una cattedra scolastica.

Il primo “salvatore” fu proprio un professore di francese che, colpito dai bizzarri e fantasiosi racconti che lo studente sciorinava per giustificare sistematicamente le sue mancanze di scolaro, decise di esonerarlo dai consueti compiti per casa, proponendogli di impegnarsi alla stesura di un romanzo a puntate. Condizione essenziale che Daniel doveva rispettare era la consegna puntuale dei capitoli e l’assenza di errori ortografici. Questo professore lo liberò, per la prima volta, dall’etichetta di somaro, cogliendo e valorizzando la sua vera essenza: quella di “un affabulatore sincero e allegramente suicida”, cercando così di aprirgli un varco al mondo dello studio e dell’apprendimento.
Il libro è caratterizzato da un dialogo interno tra “il somaro che fu” lo scrittore e il professore insigne che è diventato.
In fondo, deve molto a quel somaro e a quei professori che, nonostante innumerevoli fallimenti, tentarono di riaccendere il desiderio di conoscere e di imparare.
Dal “somaro che fu” lo scrittore trae quell’energia che gli ha permesso, in primis, di diventare un appassionato e appassionante professore e scrittore e di fare breccia su quegli animi dormienti, disillusi, stanchi o, semplicemente, interessati ad altro.
Un grazie a tutti questi insegnanti.

Scritto in Libri

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La testa che incontra altre teste, in tante stanze.