Frida
Film del 2002 di Julie Taymor, vincitore di due premi oscar (miglior colonna sonora e miglior trucco). Narra la vita della pittrice messicana Frida Kahlo (6 luglio 1907 - 13 luglio 1954), il suo amore tormentato con l’artista Diego Rivera, il suo impegno politico, le sue rivoluzionarie relazioni sessuali, la sua arte, ma, soprattutto, quello che mi ha colpito della storia di questa donna è stata la capacità di sopportare il dolore fisico, in seguito ad un incidente in autobus. Nell’incidente, avvenuto quando Frida aveva diciotto anni e stava tornando da scuola, il suo corpo ne esce duramente ferito: uno scorrimano le trafigge la schiena, procuradondole una frattura in tre punti, il piede destro viene spezzato e il bacino schiacciato. Questo la condannerà, oltre che a soffrire, a non poter diventare madre. Dopo essere stata dimessa dall’ospedale, è costretta, per molto tempo, a rimanere ferma nel letto, con un gesso al busto. Inizia a leggere e a dipingere e il primo quadro rappresenta il suo piede, una delle poche parti del corpo che riesce a vedere. La speranza che ritorni a camminare è esigua, ma la sua volontà, la sua forza e i numerosi interventi chirurgici - trentadue - fanno sì che possa riprendere possesso delle proprie gambe. Tuttavia, sino alla morte, dovrà convivere con un forte dolore fisico che non ostacola il suo desiderio di vivere, di innamorarsi, di appassionarsi. In pubblico è una donna forte, sorridente, eccentrica, rivoluzionaria, ironica e sensuale, attraverso la pittura rappresenterà la tristezza, il dolore (del corpo e dell’anima), la disperazione, ma anche la forza e la voglia di vivere. Con le sue parole: “Pensavano che anche io fossi una pittice surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni”.
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