Un osservatore mentre descrive un mondo sta contemporaneamente descrivendo se stesso che descrive il mondo.


 

Il mio miglior amico

22 Febbraio 2010

“Il silenzio costituisce l’autentica conversazione tra amici. Quello che conta non è il dire, ma il non aver mai bisogno di dire” (Margaret Lee Runbeck).

Mi piace iniziare a parlare di questo film di Patrice Leconte del 2006 evocando qualche parola sull’amicizia: il regista infatti ne dedica un’intera opera.
Il protagonista, François, è un mercante d’arte che partecipando ad un’asta, colto da un impulso irrefrenabile, acquista, ad un prezzo spropositato, un antico vaso greco, la cui leggenda vuole che sia stato riempito dalle lacrime del suo proprietario, colto dal lutto di un caro amico. Il vaso raffigura l’amicizia tra Achille e Patroclo proposta nell’Iliade di Omero: due anime diverse, ma legate da un profondo sentimento. Sin dalle prime battute si comprede come questo prezioso oggetto non meriti di essere acquistato proprio da François, uomo di successo, sempre di corsa e incapace di sostare e dedicare del tempo all’amicizia. Eppure lì, in quell’asta pubblica, senza alcuna ragione apparente, sembra irrompere un desiderio, una forza che lo costringe a rialzare sempre di più il prezzo del vaso, quasi a non potersi permettere di lasciarselo sfuggire. Quel vaso, quella leggenda, quella storia sembrano toccarlo profondamente, ma senza riuscire a darsene una spiegazione, anche se ciò preannuncia il seguito del film e il destino di François. Il suo comportamento all’asta non sfuggirà alla socia di François, Catherine, che, durante la festa di compleanno, arriverà a proporgli una scommessa: entro dieci giorni François le dovrà presentare un amico. François per la prima volta nella sua vita inizia a pensare alle persone che lo circondano, perlopiù contatti d’affari, nella ricerca disperata di un amico. Scoprirà così di essere solo e di avere relazioni effimere e superficiali, sino all’incontro con il taxista Bruno con il quale inizierà a tessere un’amicizia autentica. Bruno sarà per lui un maestro e gli insegnerà le basi, quasi elementari, ma estremamente preziose per aver cura delle persone che ci circondano e che amiamo.

Scritto in Film

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la testa e la stanza

La testa: una stanza interna.

La testa: per pensare, emozionarsi, per portare con sé quello che ci circonda, quel che succede nelle altre stanze.

Nella stanza: del cinema (la grande o piccola sala), del teatro, della musica, le tante stanze nelle infinite parti del mondo.

La testa che incontra altre teste, in tante stanze.