Il buco nero dell’induismo: l’assenza di compassione (Tiziano Terzani)
“Una vedova dovrebbe soffrire a lungo fino alla morte, contegnosa e casta.
Una moglie virtuosa che rimane casta quando suo marito è morto, va in Cielo.
Una donna infedele al proprio marito rinasce nel ventre di uno sciacallo”.
-Sacri Testi Hindi-
Water (2005), film della regista indiana, trasferitasi in Canada, Deepa Mehta è l’ultimo di una trilogia dedicata agli elementi primari della vita (Fire del 1997 e Earth del 1998).
Siamo all’interno si un ashram nell’India del 1938, quando il paese è ancora sotto il controllo della Gran Bretagna, dove vivono le donne rimaste vedove che, secondo la tradizione, sono costrette a stare in penitenza, poiché ritenute responsabili della morte del marito.
Protagonista è Chuyla, una piccola vedova di otto anni, lasciata dal padre nell’ashram. La bimba scalpita, urla, convinta che la madre un giorno verrà a riprenderla. La sua energia, il suo non comprendere queste assurde tradizioni e la sua ingenuità porteranno scompiglio nell’ashram, cambiando il destino di alcune di queste donne.
Il film doveva essere girato a Varanasi, città sacra per gli Induisti che, almeno una volta nella vita vi si devono recare per immergersi nelle sacre acque del fiume Gange, ma gruppi di fondamentalisti si opposero aspramente distruggendo il set, ritenendo che non venisse rispettata la loro religione. La regista tuttavia non si arrese e il film venne girato cinque anni dopo nello Sri Lanka.
Le vedove, all’ingresso dell’ashram, sono costrette a radersi i capelli, si mantengono grazie all’elemosina e per strada tutti le evitano, temendo che il loro karma negativo possa influenzarli. L’unica donna dell’ashram con lunghi capelli neri è Kalyani, una diciottenne, costretta a prostituirsi, per procurare della marijuana a Madhumati, colei che esercita il potere in quella dimora. Tutte le vedove dell’ashram evitano Kalyani, considerata una duplice colpevole: una vedova e prostituta. Ma la piccola Chuyla non conosce queste bizzarre ragioni e tra loro nasce una profonda amicizia. Un giorno, inseguendo il loro cucciolo di cane, Chuyla e Kalyani incontreranno Narayan, un giovane sostenitore di Ghandi. Tra Kalyani e Narayan nasce un profondo sentimento, i due si innamoreranno decidendo di sposarsi, anche se questo comporta lo sfidare antichi credi religiosi. Ma il destino sarà crudele, non solo con loro…
Il titolo “Water” richiama per l’appunto il ruolo simbolico che l’acqua ha in tutto il film: l’acqua per purificarsi, per ripulirsi dai peccati, per scomparire, per scandire la ritualità, per ballare e cantare sotto la pioggia.
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