... un pensiero sottile quanto una tela di un ragno in un angolo della mia mente.
   Chitra Banerjee Divakaruni - La maga delle spezie



 

La persona che sono e la persona che vorrei essere

26 Gennaio 2010

Eravamo due bambini che saltavamo sul letto e in giardino, poi abbiamo assunto una posa e siamo diventati due mummie. Significativa battuta del film di Patrice Leconte – L’uomo del treno del 2002. La trama narrativa è quella di due persone: un vecchio e un adulto che s’incontrano casualmente. Uno previdente, l’altro un avventuriero, si scambiano parole, sguardi, lezioni di vita, desiderosi di imparare il punto di vista dell’altro, anche se il destino (o come lo si vuol chiamare) non ha permesso loro di essere persone differenti. L’uno, un anziano professore di letteratura francese, l’altro l’uomo del treno che scende ad una fermata; s’incontrano diventando l’uno confidente dell’altro, ciascuno per l’altro esempio di persona che avrebbe voluto essere e che non è potuta diventare. Li accomunano un appuntamento cruciale: quello del sabato che sta per arrivare. Infatti, Manesquier, il professore in pensione, sarà sottoposto ad un delicato intervento, mentre l’enigmatico Milan si accinge a preparare un colpo in una banca. Ma il destino è crudele: e nel battito d’ali finale un sogno liberatore per entrambi, quello della metamorfosi nell’altro.

E voi come siete: avventurieri o previdenti?

Scritto in Film

2 commenti

  • algonauta    [3 Febbraio 2010 - 22:39]

    Un perfetto mix tra i due sarebbe la soluzione migliore ma spesso le convenzioni, le necessità, le regole, le risorse, ci portano ad essere più previdenti che avventurieri e più passano gli anni più le energie si affievoliscono e le passioni si smorzano lasciando spazio al quieto vivere. Una frase del film è, puntualmente, significativa: “Arrivati ad una certa età si comincia a dar più importanza al tempo che fa che al tempo che passa”.
    Eppure per l’avventura non esiste età. Abbiamo bisogno di sorprendere e sorprenderci quasi quotidianamente e spesso non ci rendiamo conto di quanto poco basti.

  • A    [5 Febbraio 2010 - 20:13]

    …se guardar il tempo che fa significa lasciarsi sorprendere dalla natura: perchè no?! E in un momento in cui si parla di stupefacenti mi piacerebbe coltivar di più in me quell’innata capacità (non solo mia, ma di tutti gli esseri umani) di stupirsi-sorprendersi di fronte a semplicità non banali. Penso alla luna, al sole, agli animali, alla terra, al fuoco…

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la testa e la stanza

La testa: una stanza interna.

La testa: per pensare, emozionarsi, per portare con sé quello che ci circonda, quel che succede nelle altre stanze.

Nella stanza: del cinema (la grande o piccola sala), del teatro, della musica, le tante stanze nelle infinite parti del mondo.

La testa che incontra altre teste, in tante stanze.