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L’estate di Kikujiro | la testa e la stanza
 Vengono il tempo e l'occasione, vengono quando due persone si fermano: allora si incontrano.
   Erri De Luca  - Non ora, non qui



 

L’estate di Kikujiro

14 Agosto 2008

Una piccola perla, un film poetico, colorato, piacevole e magico: il tutto condito con delicatezza e semplicità. Il regista giapponese è Takeshi Kitano ed il film è del 1999. Protagonista un bimbo di dieci anni, Masao, che vive con la nonna nella periferia di Tokyo e che desidera incontrare la madre, che vive in una lontana città. La narrazione parte dall’ultimo giorno di scuola, quando iniziano le agognate vacanze estive, quando i quaderni di scuola, i compiti e le interrogazioni, per un po’, non ci sono più e si parte per le vacanze. Ma l’ebbrezza dell’ultimo giorno di scuola non interessa Masao, che non vorrebbe rinunciare al ritmo quotidiano e che forse si sente solo e abbandonato da tutti gli amichetti. La città si svuota, anche gli allenamenti di calcio chiudono i battenti e l’unica cosa che rimane a Masao è quella di partire per un viaggio, un lungo viaggio per incontrare la sua mamma. Lo accompagnerà uno strano signore di nome Kikujiro, la cui identità sarà rivelata solo nelle ultime battute del film. Kikujiro è un uomo piuttosto brusco, diretto, incline ad istigare le persone che incontra, scatenando delle liti da cui, spesso, ne esce perdente. Masao - un bambino un po’ malinconico, il cui sguardo è spesso rivolto verso il basso - scoprirà a poco a poco la dura realtà circa le sue origini: una madre che probabilmente l’ha abbandonato e dimenticato per sempre. Kikujiro, nonostante la scorza dura che mostra, farà da filtro per aiutare il piccolo a sopportare una realtà troppo dura da comprendere e da digerire, accompagnato dalla fantasia e dai personaggi che incontreranno lungo il loro viaggio. Una giovane donna diletterà Masao facendo la giocoliera con le arance e donandogli uno zainetto azzurro con le ali, come un angioletto che può, quando lo desidera, volare. Si imbatteranno in un poeta e in due bizzarri ed infantili motociclisti, che lo faranno divertire con i teatrini degli indiani e dei cocomeri. Con i suoi “metodi”, con le sue parole e con il suo esserci, Kikujiro, in qualche modo, cerca di far sorridere e confortare Masao, proteggendolo dalle insidie che la vita nasconde. A volte ci riesce, in altre è un po’ maldestro e, in questi, casi il saggio sembra proprio il piccolo Masao, che, con la semplicità e la genuinità del pensiero infantile, saprà affrontare le diverse situazioni. La narrazione procede per capitoli, che, ahimè, nella versione che ho visto non erano tradotti in italiano, ma vivaci i colori e i disegni di ogni singola suddivisione. Particolare stravagante è come ad un certo punto la scena è vista attraverso gli occhi di una libellula, che moltiplica l’immagine.
Consiglio vivamente di vederlo.

Scritto in Film

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la testa e la stanza

La testa: una stanza interna.

La testa: per pensare, emozionarsi, per portare con sé quello che ci circonda, quel che succede nelle altre stanze.

Nella stanza: del cinema (la grande o piccola sala), del teatro, della musica, le tante stanze nelle infinite parti del mondo.

La testa che incontra altre teste, in tante stanze.