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Il giardino dei ciliegi | la testa e la stanza
 Se lasci la porta aperta della stalla non puoi impedire alla vacca di calpestare il grano...
   Chitra Banerjee Divakaruni - La maga delle spezie



 

Il giardino dei ciliegi

6 Agosto 2008

Ultimo testo teatrale composto dallo scrittore russo Anton Cechov, che con piacere ho avuto modo di assaporare nella città degli innamorati all’interno di una rassegna davvero invitante. Per maggiori informazioni vi rimando a questo link.
Cechov nacque nel 1860, proveniva da una famiglia molto modesta: il nonno era servo della gleba. Si laureò in medicina, ma esercitò in modo saltuario la professione, dedicandosi assiduamente all’attività di scrittore. Si ammalò di tubercolosi, spegnendosi all’età di quarantaquattro anni.
Il giardino dei ciliegi fu rappresentato per la prima volta il nel 1904 a Mosca, sotto la direzione di Konstantin Sergeevič Stanislavskij e Vladimir Ivanovič Nemirovič-Dančenko.
La vicenda, ambientata nella Russia agli inizi del XX secolo, ha come protagonisti un’aristocratica, Ljuba, e la sua famiglia che, dopo alcuni anni, fanno ritorno nella loro casa, circondata per l’appunto da uno splendido giardino dove dimorano i ciliegi. Ljuba verrà presto a sapere che la tenuta è stata messa all’asta, per coprire i debiti della famiglia. E’ una casa densa di ricordi, di affetti e di memoria, un rifugio, dove Ljuba è ritornata, ammalata di nostalgia e dopo una profonda delusione amorosa. Nel corso della trama si verrà a scoprire che l’ultimogenito di Ljuba affogò nel fiume adiacente alla tenuta, uno dei motivi che la spinse ad andarsene. Lopachin, un mercante e amico di famiglia, si offre di aiutare la signora Ljuba, consigliandole di dividere la tenuta in lotti da affittare ai turisti durante l’estate. Ljuba, però, non accetta la proposta, poiché significherebbe distruggere parte dei suoi ricordi. Sembra quasi non curarsi dell’avvicinarsi del fatidico giorno in cui la casa sarà messa all’asta, tanto dolorosa è la faccenda. Ma quel giorno arriva e, nonostante la speranza che un’anziana zia di famiglia possa sopperire ai debiti, la casa sarà acquistata da Lopachin, che potrà quindi riempirsi le tasche realizzando il suo progetto per i villeggianti estivi. Lopachin, ubriaco, racconterà a Ljuba con orgoglio e rabbia la maestria con cui è riuscito ad impossessarsi del giardino dei ciliegi, quasi vendicandosi del fatto che un tempo il padre è stato un servo della signora. Ma, al contempo, è profondamente dispiaciuto per il dolore infertole. La scena si conclude con la partenza di tutta la famiglia e i primi rumori dei ciliegi che stanno per essere abbattuti.

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la testa e la stanza

La testa: una stanza interna.

La testa: per pensare, emozionarsi, per portare con sé quello che ci circonda, quel che succede nelle altre stanze.

Nella stanza: del cinema (la grande o piccola sala), del teatro, della musica, le tante stanze nelle infinite parti del mondo.

La testa che incontra altre teste, in tante stanze.