“…la voluttà d’una divina, cosciente follia”
La carriola è una novella pirandelliana, raccolta nel testo Novelle per un anno: Luigi Pirandello, infatti, stipulò un contratto con il Corriere della Sera secondo il quale doveva pubblicare una novella al giorno. Su 365 novelle ne scrisse 241. L’incipit del racconto è straordinario, è un testo in prima persona e il protagonista, un importante e ricco avvocato, sembra stia parlando degli occhi di una donna, detentrice di un indicibile segreto. Lei sembra spaventata, atterrita di quello che lui ci sta per dire: una confessione. Il protagonista inizia raccontandoci il ritorno, in treno, da un viaggio, quando nel dormiveglia inizia la sua crisi d’identità. Come se, improvvisamente, iniziasse a guardarsi dal di fuori, ad osservare la sua vita, il suo ruolo di padre, di marito e di avvocato. La crisi raggiunge il suo acume di fronte alla porta d’ingresso del suo studio, leggendo la propria targhetta di avvocato: “Io vidi a un tratto, innanzi a quella porta scura color di bronzo, con la targa ovale, d’ottone, su cui è inciso il mio nome, preceduto dai miei titoli e seguito da’ miei attributi scientifici e professionali, vidi a un tratto, come da fuori, me stesso e la mia vita, ma per non riconoscermi e per non riconoscerla come mia”. Il protagonista s’accorge così di aver vissuto, sino a quel momento, una vita che non sente propria, una vita non desiderata, ma, in qualche modo, imposta dalla società. Ragion per cui si sente morto, intrappolato, poiché non può venir meno ai ruoli che sino ad oggi ha impersonato. Tuttavia, per pochi attimi al giorno, l’anonimo protagonista riesce a liberarsi da questa forma impostagli, attraverso un atto che compie nel massimo del segreto. Scopriremo che quegli occhi iniziali non sono gli occhi di una donna, ma di una cagnetta, una vecchia cagna lupetta. Di soppiatto, prestando la massima attenzione si concede di essere pazzo, libero da ogni schema, prendendole le zampine di dietro e facendole fare la carriola: “… le faccio muovere cioè otto o dieci passi, non più, con le sole zampette davanti, reggendola per quelle di dietro”. Gli occhi della cagnetta però sembrano scrutarlo, terrorizzati da questo inquietante gesto, che i figli, magari, si potrebbero permettere per gioco, ma lui no.
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