Il Giappone e le geisha
Memorie di una geisha: romanzo del 1997 di Arthur Golden, ambientato nel Giappone, poco prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. La vicenda parla della piccola Chiyo, della sua difficile infanzia, sino ad essere venduta per approdare ad una casa per diventare geisha. Chiyo, attraversando mille ostacoli e, ribattezzata con il nome di Sayuri, diventerà una delle più importanti geisha di Kyoto. Il libro, oltre a riuscir a catturare il lettore per le diverse vicissitudini che riguarderanno la protagonista, è interessante poiché apre una porta, tra realtà e finzione, sul mondo del Giappone e in particolare sulla vita delle geisha. Il lavoro dell’autore, esperto conoscitore del Giappone, anche nella descrizione dei particolari, è minuzioso. Le geisha sono detentrici delle arti d’intrattenimento, durante noiose cene d’affari e banchetti, educate all’arte del canto, della danza e della musica, con il loro immancabile strumento a tre corde: lo shamisen. Sono donne seducenti, affascinanti e compiacenti, maestre nei giochi di seduzione. Non sono prostitute e, se forniscono prestazioni sessuali, lo fanno a loro discrezione o perché impegnate in una relazione duratura, non perché obbligate. A partire dai nove – dieci anni, le “predestinate” impareranno a curare scrupolosamente il loro aspetto fisico, a truccarsi con il cerone bianco, ad indossare preziosi kimono in seta e ad acconciarsi i capelli in modo da essere raccolti a forma di nido. Si muovono con eleganza, versando con raffinatezza il te ed il sake.
Una curiosità è che, dopo che il romanzo venne pubblicato, la famosa geisha Mineko Iwasaki, collaboratrice dello scrittore, lo denuncia per diffamazione. Golden, infatti, la cita nei ringraziamenti, violando così il contratto tra i due che prevedeva l’assoluto l’anonimato. Inoltre, Iwasaki, riferendosi all’episodio in cui la protagonista, Sayuri, perde la verginità dopo essere stata offerta al miglior offerente, lo accusa di aver, in questo modo, disonorato la dignità delle geisha, poiché trattasi di una pratica fasulla. Nel 2005 Rob Marshall ne ha tratto un film con il medesimo titolo.
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