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Fanny e Alexander | la testa e la stanza
 I libri devono essere letti dalle anime ferite, non dalle anime colte.


 

Fanny e Alexander

7 Maggio 2008

Opera del 1982 di I. Bergman. La versione originale, girata per la TV, durava circa sei ore. Fu preparata una versione ridotta per il cinema di tre ore, tagliata e ricucita in modo frettoloso. Tuttavia anche in questo formato la potenza narrativa non ha perso valore. Candidato a sei premi oscar, il film ne vinse quattro, negando a Bergman la possibilità di vincere la statuetta come miglior regista e per la miglior sceneggiatura. E’ la saga di una famiglia borghese, agli inizi del secolo: gli Ekdhal, con a capo la nonna Helena, in gioventù attrice. Le vicende spesso sono viste attraverso gli occhi dei due fratellini Fanny e Alexander, figli di un direttore di un teatro locale: Oscar. Improvvisamente quest’ultimo morirà e la madre Emilie troverà conforto nella religione, sposando un pastore protestante. La vita dei bambini cambierà improvvisamente: abbandoneranno la loro casa colorata e ricca di giochi, per trasferirsi con la madre in una canonica fredda. I metodi educativi del nuovo patrigno sono eccessivamente rigidi e punitivi. Alexander, senza i suoi giochi con i quali esprimere la fantasia, prenderà spunto da fatti tragici, realmente accaduti lì prima del loro arrivo, inventando delle storie sul patrigno e scatenando così la sua ira. Il ragazzino si troverà a vivere in un suo mondo fatto di fantasmi, di porte che si aprono, di marionette che si muovono sino a giungere alla conclusione che Dio non esiste, perché non fa nulla per cambiare la situazione in cui si trova a vivere. Il mondo di Alexander forse è la rappresentazione di quello che è il mondo del teatro e del cinema, dove tutto diventa possibile e dove la fantasia si intreccia alla realtà, al punto da non riuscir più a distinguerle. Troviamo, dunque, il tema del rapporto tra realtà e fantasia, tra palcoscenico e vita reale. Il teatro, come piccolo mondo racchiuso tra le mura, aiuta a comprendere il grande mondo, quello di fuori e, a volte, a dimenticarne la durezza. Un piccolo spazio, quello del teatro, fatto di disciplina, coscienza, ordine e amore. Nella scena finale Alexander si abbandona con la testa nel grembo della nonna che, leggendo un testo teatrale, pronuncerà le seguenti parole: “Tutto può accadere, tutto è possibile e verosimile. Il tempo e lo spazio non esistono, l’immaginazione fila e tesse nuovi disegni”.

Scritto in Film

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la testa e la stanza

La testa: una stanza interna.

La testa: per pensare, emozionarsi, per portare con sé quello che ci circonda, quel che succede nelle altre stanze.

Nella stanza: del cinema (la grande o piccola sala), del teatro, della musica, le tante stanze nelle infinite parti del mondo.

La testa che incontra altre teste, in tante stanze.