Fanny e Alexander
Opera del 1982 di I. Bergman. La versione originale, girata per la TV, durava circa sei ore. Fu preparata una versione ridotta per il cinema di tre ore, tagliata e ricucita in modo frettoloso. Tuttavia anche in questo formato la potenza narrativa non ha perso valore. Candidato a sei premi oscar, il film ne vinse quattro, negando a Bergman la possibilità di vincere la statuetta come miglior regista e per la miglior sceneggiatura. E’ la saga di una famiglia borghese, agli inizi del secolo: gli Ekdhal, con a capo la nonna Helena, in gioventù attrice. Le vicende spesso sono viste attraverso gli occhi dei due fratellini Fanny e Alexander, figli di un direttore di un teatro locale: Oscar. Improvvisamente quest’ultimo morirà e la madre Emilie troverà conforto nella religione, sposando un pastore protestante. La vita dei bambini cambierà improvvisamente: abbandoneranno la loro casa colorata e ricca di giochi, per trasferirsi con la madre in una canonica fredda. I metodi educativi del nuovo patrigno sono eccessivamente rigidi e punitivi. Alexander, senza i suoi giochi con i quali esprimere la fantasia, prenderà spunto da fatti tragici, realmente accaduti lì prima del loro arrivo, inventando delle storie sul patrigno e scatenando così la sua ira. Il ragazzino si troverà a vivere in un suo mondo fatto di fantasmi, di porte che si aprono, di marionette che si muovono sino a giungere alla conclusione che Dio non esiste, perché non fa nulla per cambiare la situazione in cui si trova a vivere. Il mondo di Alexander forse è la rappresentazione di quello che è il mondo del teatro e del cinema, dove tutto diventa possibile e dove la fantasia si intreccia alla realtà, al punto da non riuscir più a distinguerle. Troviamo, dunque, il tema del rapporto tra realtà e fantasia, tra palcoscenico e vita reale. Il teatro, come piccolo mondo racchiuso tra le mura, aiuta a comprendere il grande mondo, quello di fuori e, a volte, a dimenticarne la durezza. Un piccolo spazio, quello del teatro, fatto di disciplina, coscienza, ordine e amore. Nella scena finale Alexander si abbandona con la testa nel grembo della nonna che, leggendo un testo teatrale, pronuncerà le seguenti parole: “Tutto può accadere, tutto è possibile e verosimile. Il tempo e lo spazio non esistono, l’immaginazione fila e tesse nuovi disegni”.
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