Un mondo di marionette
Film del 1980, girato dal regista svedese Bergman, rappresenta una delle opere meno amate dalla critica. E’ composto da un prologo, girato per alcuni minuti a colori, da diversi capitoli in bianco e nero preceduti da una didascalia e, infine, da un epilogo, nuovamente a colori. Il procedere dei capitoli non segue un filo temporale, ma oscilla in avanti e indietro. E’ la storia di Peter Egermann un uomo affermato nel lavoro, benestante e con una bella e intraprendente moglie: Katarina. Ad un certo punto commette un efferato omicidio, uccidendo una prostituta che ha lo stesso nome della moglie. Ciascuno dei personaggi, come la stessa organizzazione del film in capitoli, cerca di ricostruire e significare il comportamento di Peter, che lentamente sembra essere scivolato verso un appiattimento degli affetti e la perdita di ogni speranza. Spesso, infatti, dirà che ogni strada è chiusa. Peter visto attraverso gli occhi dello psichiatra, della moglie, della madre, dell’investigatore e di un collega della consorte, segretamente innamorato di lui. Ma nessuna ricostruzione si dimostra esaustiva della complessità della mente di Peter, in un mondo, appunto, di marionette, dove sembra non esserci spazio per gli affetti, quelli veri, autentici e dove ogni emozione e malessere viene razionalizzato. Peter non crede all’anima e, un giorno, confidando allo psichiatra un‘ossessione che lo tormenta da tempo, quella di uccidere la moglie, vuole sentirsi dire che dipende da un fattore ormonale.Il film si conclude con uno spaccato all’interno di un manicomio criminale, che vede Peter ossessionato dal sistemare il proprio letto e che rifiuta ogni aiuto.
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