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Il dolce domani di Atom Egoyan | la testa e la stanza
 Dei fisici di Cambridge hanno coniato sul "tempo" la battuta: è solo un espediente per impedire che i fatti accadano tutti insieme.
   Erri De Luca  - Alzaia



 

Il dolce domani di Atom Egoyan

8 Gennaio 2008

Tratto da un reale fatto di cronaca accaduto in Texas sul finire degli anni Ottanta e descritto dall’omonimo romanzo di Russell Banks (1991), il film descrive la tragedia che devasta la cittadina di Sam Dent nella Colombia britannica. Dolores, che da anni guida il pulmino che accompagna i ragazzini a scuola, perde, a causa del gelo e della neve, il controllo del mezzo che precipiterà in una scarpata causando la morte di quasi tutti i bambini. I soli superstiti della tragedia saranno la disperata Dolores e l’adolescente Nichole, condannata a rimanere in una sedia a rotelle.Ciascuno, a modo proprio, si troverà ad affrontare il lutto per la perdita del figlio: ci sarà chi vorrà solo dimenticare e non parlarne più, chi si affiderà alla fede, chi alle droghe e chi, come la famiglia di Nichole  si affiderà ad un avvocato.Arriverà allora Mitchell Stevens, avvocato di spessore, che, facendo leva sulla rabbia e il dolore di quei genitori, cercherà di convincerli a trovare un colpevole e a diventare lui stesso il rappresentante di quella causa giudiziaria.La tragedia non fa altro che da sfondo per puntare i riflettori su due personaggi chiave del film: l’avvocato Stevens e la giovane e innocente Nichole.L’avvocato dovrà lottare con il suo di dolore personale: quello per la perdita metaforica della figlia Zoe, tossicodipendente e sieropositiva, ed è questo dramma lo accomuna e lo avvicina al lutto degli abitanti della comunità. E poi la figura di Nichole con un sogno: quello di diventare cantante. Nichole, prima della sciagura, nel pomeriggio dopo la scuola, accudisce i bambini di Billy Ansell, rimasto vedovo. Prima di addormentarli legge loro una fiaba tedesca, quella del Pifferaio Magico. La fiaba sembra già contenere quello che sarà il destino della comunità montana e della vita stessa di Nichole. Con le sue note ammalianti il nefasto Pifferaio, per vendicarsi di una promessa non mantenuta dagli abitanti di un paesino tedesco, condurrà tutti i bambini all’interno di una grotta dalla quale non faranno più ritorno. Solo un piccino si salverà, perché zoppo non potrà inseguire quelle mortifere note. Nichole, attraverso le parole della fiaba da lei stessa raccontata, sembra rivivere la propria storia: quella di una giovane coinvolta in un rapporto incestuoso col padre. Quest’ultimo, dopo l’incidente, chiederà aiuto all’avvocato Stevens, quasi, forse, cercando di proteggere e rivendicare la figlia per un torto subito. Ma Nichole, conscia del suo dramma interiore, quello di un’adolescenza abusata, renderà inutile i tentativi del padre e dell’avvocato di richiedere a chi di dovere i danni, perché ben più grande è la sua tragedia interiore. Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes nel 1997.

Scritto in Film

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la testa e la stanza

La testa: una stanza interna.

La testa: per pensare, emozionarsi, per portare con sé quello che ci circonda, quel che succede nelle altre stanze.

Nella stanza: del cinema (la grande o piccola sala), del teatro, della musica, le tante stanze nelle infinite parti del mondo.

La testa che incontra altre teste, in tante stanze.