Giorni e nuvole (2007) di Silvio Soldini
La perdita del lavoro come una nuvola grigia che attraversa il cielo (blu) della nostra vita, mettendo in discussione ogni punto certo: la relazione con la moglie Elsa (interpretata da Margherita Buy), con la figlia Alice e il possesso della propria casa. Questa la tragedia che improvvisamente Michele (magistrale l’interpretazione di Antonio Albanese) si trova a vivere. Il dramma di un uomo che viene catapultato nell’abisso della disoccupazione. La difficoltà e l’umiliazione nel bussare alla porta di Agenzie che dispensano lavoro: il lavoro flessibile. Anche se, dietro alla parola flessibilità, si nasconde un fantasma: quello del precariato. E, se ci si rifiuta di essere precari, il gradino più sotto è quello della disoccupazione. Elsa sembra non perdersi d’animo: giostra il suo tempo tra un call center a vendere chissà che a chissà chi e un lavoro impiegatizio. Torna a casa tardi la sera, distrutta, stanca, senza voglia di pensare e con l’unico desiderio di abbandonarsi nel letto a dormire. Trova un marito che accartoccia bottiglie in plastica: per risparmiare spazio. Accartoccia bottiglie in plastica, forse, per sentirsi in qualche modo utile, per scandire un tempo vuoto da riempire. Un tempo di attesa, che saprà trasformarsi in un tempo di introspezione nel tentativo di trovare una nuova definizione di sé. Alla fine la funzione salvatrice dell’arte del restauro.
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